Piagata – L’ultimo dei Miracoli –

Piagata ph Pietro Morello

di Domenico Loddo e Tiziana Calabrò
regia Christian Maria Parisi
con Tino Calabrò e Silvana Luppino
scene e costumi Valentina Sofi
luci Guillermo Morin
produzione realizzata in collaborazione con Teatro Primo
durata: 70′
età: dai 18 in sù

“Chi pratica la misericordia, non teme la morte” Papa Francesco

Visti dall’alto noi umani sembriamo creature insensate, sciami di insetti che vanno avanti e indietro, in un affanno perenne, dimentichi del sentire dell’altro, e della nostra stessa genesi.  Così accade a Benedetta, la protagonista della pièce, che costruisce marionette, intaglia destini di legno, crea drammaturgie dal nulla e mette in scena la vita. Come quel Dio a cui, forse, non crede più. Eppure un evento inspiegabile per la ragione umana costringe Benedetta a fermarsi, la inghiotte nel suo laboratorio, come una moderna Jona nel ventre della balena. Le sue mani sanguinano, ferite da chiodi invisibili, in una dolorosa similitudine con le sue marionette. Cosa deve farsene di quell’infezione che tutti chiamano “dono”? Non può più lavorare, non può più amare, non può più vivere. In un tempo di accumuli, le piaghe sono sottrazione e deserto, nome non voluto di Dio sulla carne, simbolo della rivelazione dell’uomo all’uomo. Sono le mani nude che riconoscono il dolore dell’altro, partendo da sé, accettando il proprio mistero di nascita. In principio, Benedetta si rintana in casa, si nega al mondo, pronuncia parole misteriose che sanno di profezia. Nel sottofondo si odono a tratti le voci incessanti di uomini e donne, fedeli e non, che saputo della notizia, cercano la grazia e il miracolo. Da controcanto al rifiuto di Benedetta, che è un rifiuto dell’uomo e della sua fragilità, c’è una presenza che irrompe tra quelle stesse mura, una presenza stramba, disarmante, che un po’ alla volta le allarga il cuore, le dice parole nuove ma antiche, come antica e sempre nuova, nel suo incessante chiedere è la compassione. La partorisce dal ventre della balena, per donarla all’urlo inatteso della misericordia.

In “Piagata” si assiste a un incontro tra due sguardi differenti sulle cose del mondo e l’incontro diventa pretesto per uno scavo dentro se stessi, un’archeologia delle origini. I due personaggi, ritrovandosi finalmente nello stesso pensiero, hanno la forza di ritrovarsi in uno stesso sguardo.

HANNO DETTO

<<Fuori c’è un universo che pullula di parole e gesti intenzionalmente assennati. Dentro ci sono Lorenzo e Benedetta, presenze astratte alle quali compete il primo evento artificiale della stagione. Nulla era prima, nulla sarà dopo. Nessuna continuità con l’esterno, come da lezione beckettiana. (…) Le allusioni al sacro e l’istinto a profanarne i contenuti più abusati, declamati dalla folla fuori in strofe che echeggiano nell’aria durante tutto lo spettacolo, rientrano nel preciso intento di tracciare i perimetri dell’assurdo reale e lasciarvi trasudare il sangue del teatro. Di questo e di tutti i teatri del mondo, piagati come i palmi delle mani di Benedetta.>>

(Giusi Arimateawww.leconseguenzedelteatro.com 10 novembre 2019)