A conclusione dei laboratori organizzati all’interno delle residenze artistiche di R-Esistenze 2020, uno dei partecipanti, Francesco Oscar Ferraro, scrive così sulla propria pagina social:

Scorro, cloache di me stesso. È notte, vibro come solo le notti d’Aspromonte sanno farmi sentire. Dominato nell’asse di Marte, mi diede la ferocia il monte e la pace il mitigare delle ire tra Scilla e Cariddi. Disinnescare ed esplodere insieme, un binomio fatale. Il silenzio di questo tempo è un bene prezioso, come lo è l’insolenza della privazione. Tornato alla radice ho scardinato ancora una volta, annientando le resistenze. Come Marro in piena ho lasciato fluire il qui ed ora, ho ascoltato ancora l’influenza del fanciullino ed ho messo a tacere le lacrime da fiammiferaia. Non mi era dato sapere, ma intorno orbitavano vite così concave e convesse che serviva vivere l’estraneità per tornare all’essenza della propria culla. Quando l’introspezione aveva concepito il caos, la vita ha fornito l’imprevisto: laboratorio teatrale con Compagnia Dracma.
Ricordo ancora il fervore nel ventre ancor prima di essere arrivato nel luogo d’incontro. Non sapevo cosa sarebbe accaduto e non avevo alcuna intenzione di immaginarlo. Da un laboratorio diventano quattro, da un tipo di lavoro esplodono percezioni emotive, corporee e sensoriali che improvvisamente danno linfa al piacere dell’inatteso. Le montagne russe, un’adrenalina vorticosa, misurarsi col limite, misurarsi con l’ignorare, abbattere la conoscenza per essere “puer”, apprendere con resilienza e con sorpresa ma senza disperdere il bagaglio. Incontrare compagni di viaggio variegati, anime luminose, sorprendenti, sconvolgenti. Mi sono innamorato dei loro dettagli, delle loro luci ma specie delle loro ombre, delle narrazioni “cieche”, del saper giocare, del piacere frenetico del nuovo incontro. L’Aspromonte mai fu così dolce, ad ardere ad ogni tramonto sul mare e regalarci le isole.
Ringrazio Confine Incerto per aver aperto il cerchio ed averlo chiuso, per l’irruenza di chi lavora l’organza con eleganza, per aver modellato il flusso delle mie consapevolezze, per avermi messo in discussione e per avermi donato frequenze così impetuose, un laboratorio intimo, complesso ed intrigante.
Ringrazio CRiB per aver dato silenzio alle parole, o spaventosa ripetitività fino a smarrirne il senso. Per aver dato vita al corpo attraverso il suono dell’altro e ad averci messo davanti al mezzo digitale con verosimiglianza e stupore.
Ringrazio Pars Costruens per averci cucito addosso la spontaneità dei bambini, quella spontaneità che spesso cediamo all’incedere dell’adulto. Per aver fornito al mio sapere l’importanza del formicaio e di quanto sia laborioso e faticoso l’ascolto dell’altro nel movimento, l’ascolto del flusso che passa tra i corpi plasma un moto all’unisono, bisogna ascoltarsi ed ascoltare. Infine ringrazio la realtà di Dracma che visionaria raccoglie un movimento umano emozionante, che tende la mano alla sfida di un territorio che pullula di energia artistica e che trova vulcani vivi, a volte inesplorati, in un ambiente che troppo spesso poltrisce nell’annichilimento. L’arte che rischia, il teatro che osa e la realtà che supera la fantasia. Vorrei vivere una Calabria sempre così, attiva, ardente, piena di rispetto e di senso del giusto e del bello, inclusiva e fluida, famelica di straordinarietà. I laboratori dovrebbero essere pedagoghi itineranti per muovere le coscienze e specie le non conoscenze. L’arte come l’amore è LIBERA, le avete messo le catene ma inarrestabile e fiera scorre, riempie di vita e di verità. GRAZIE ❤️